Lucia Covi

Nata a Bolzano nel 1948, ha studiato Biblioteconomia a Roma e lavorato al Consiglio Nazionale delle Ricerche. Si è dedicata alla fotografia dopo essersi trasferita a Milano. Il tema precipuo della sua ricerca, è il segno del trascorrere del tempo, nella natura e sugli oggetti, frammenti di realtà che esprimono una bellezza effimera. Con Susanna Vallebona pubblica il libro Un filo di paglia galleggia sull’acqua. Collabora dal 2005 al 2008 con il Centro di Nanotecnologie dell’Università di Modena sul Progetto Immagini delle Nanoscienze, con lo scopo di far conoscere il Nanomondo al grande pubblico. Al Festival della Scienza di Genova nel 2006 è stata invitata ad esporre Blow-up. Immagini del nanomondo viste da Lucia Covi, mostra portata poi al Foro Boario di Modena, a Torino, a Parigi e alla Biblioteca di Alessandria d’Egitto. Nel 2008 espone alla Galleria Acta di Roma, con il titolo Soglie. Con Giovanna Chiti pubblica nel 2013 il libro Parlando con voi. Incontri con fotografe italiane. Danilo Montanari Editore. 

Contatti
instagram.com/luciacovi/


Paesaggi tedeschi

E’ una grandezza tragica ad accomunare i paesaggi naturali di foreste di faggi e rocce nere nelle Elbsandsteingebirge in Sassonia, e le architetture naziste a Norimberga, il campo Zeppelin e la tribuna di Hitler, la grande strada delle parate e il Colosseo, mai portato a termine. Questo sentimento tutto tedesco della natura come espressione del sublime, che arriva ad affermare la necessità del dominio del più forte, davanti alle fatiscenti rovine del Reich che voleva millenario, fa riflettere sull’osceno ridicolo di quella pretesa di eternità

 


Sfiorendo
Cerco dei fiori il tempo della sfioritura. Amo ciò che succede dopo lo splendore, dopo la vita piena. Ritrovo nella poesia e nell’arte giapponese, l’idea che la bellezza non si esprime nel massimo rigoglio ma alla nascita o nell’affievolimento. Più le cose si avvicinano all’inesistenza, più si fanno delicate ed evocative.  Chiamano “mono no aware” il sentimento struggente della impermanenza evocato da un fiore che appassisce, una foglia caduta, dall’acqua ferma in cui si dissolvono piante e pollini.